Senales, Ultimo e Passiria sono le valli laterali o secondarie, le diramazoni della Valle che si sviluppa lungo l’Adige, nella zona di Merano. Secondarie ma seconde a nessuno, perché ciascuna di esse conserva una particolarità ed u carattere proprio inconfondibile. Ma andiamo per ordine.
La Val Passiria è, tra le tre, quella più importante per numero di abitanti. Si sviluppa lungo l’omonimo torrente, da Merano verso i passi del Giovo e Rombo. Il passo del Giovo, che si trova sopra il paese di Valtina, scende verso la città di Vipiteno, mentre il passo del Rombo (strada panoramica a pedaggio) ci porta in Austria a Sölden nella valle dell’Ötztal. Ad ovest si affaccianl le vette del gruppo del Tessa che compongono anche un parco naturale ricco di laghi alpini, verso nord la valle si chiude verso il confine austriaco con le Alpi Breonie. Chi conosce la parte bassa della valle rimarrà impresso dai vigneti e dai frutteti, ma la parte alta è “montagna vera” con zone sciistiche (come Plan-Pfelders e Giovo) e boschi estesi. I paesi principali sono Moso, Saltusio, San Leonardo e San Martino.
La Val d’Ultimo si alza da Lana presso Merano verso il gruppo dell’Ortles-Cevedale, in direzione sud-ovest. A differenza di altre zone del Trentino Alto Adige, tradizioni e natura sono ancora come tanti anni fa. E’ praticamente assente il turismo di massa, si punta sulla qualità. In questi ultimi anni si discute di collegare la piccola area sciistica di Schwemmalm con la vicina Val Martello, ma tale ipotesi, come quella di altri ampliamenti con nuovi skilift, è contestata da molti. Non si vuole seguire l’esempio di alcune località della vicina Val di Sole, dove alcune strutture per il turismo hanno “snaturato” il paesaggio fatto di costruzioni rurali tradizionali.
La Val Senales è nota per lo sci estivo: infatti le vette delle Breonie garantivano neve per tutto l’anno, anche se nelle annate più calde (2003 e 2005) l’obiettivo non è sempre stato raggiunto. La valle è nota anche per il ritrovo dell’uomo delle nevi, la mummia di Ötzi, conservata nel museo archeologico di Bolzano.
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